Benvenuto in questo mondo che abbiamo fatto a pezzi
di vizi di pazzi di bugie e finti sfarzi.
Tutti sanno che sei nato, decine di foto sui social
con il cordone ombelicale ancora attaccato.
Hai già un nome, un cognome una religione
una professione ed una identità
prima ancora tu sappia dire “Mamma e Papà”.
Non esiste più il “Cogito ergo sum”
posta due citazioni ed affoga il pensiero in bicchieri di rum.
“Essere o non essere” recitava l’Amleto
ed è già un tuo problema anche se sei ancora un feto.
Fai già parte di questa collettiva Coscienza Virtuale
dove apparire è quello che vale.
siamo peggio dei nostri Creatori che avendo fallito
sono scomparsi e ci hanno lasciati da soli.
RIT
Coscienza Virtuale, conflitto animale
Coscienza Virtuale, Coscienza.
Crescerai in un mondo fatto di apparenza e inganno
sguardo rivolto verso un brillante schermo
dove tutto è bello, facile e si muove
ma non guardar dalla finestra che il pianeta muore!
Da grande non ascolterai più queste chitarre rock suonare
saranno troppo “antiche” e preferirai il suono digitale.
Saranno i robot a salvare il mondo reale
attingendo alla collettiva “Coscienza Virtuale”?
RELAZIONE
La canzone “Coscienza Virtuale” è un’esplorazione profonda e critica delle interazioni tra identità umana e tecnologia nella società moderna. Attraverso il concetto di “Coscienza Collettiva”, che tradizionalmente descrive l’identità condivisa di una cultura o società, il brano introduce l’idea di una “Coscienza Virtuale”. Questa nuova forma di coscienza emerge dall’incessante trasformazione dei dati personali in alimentazione per algoritmi complessi, suggerendo la possibilità che, oltre alla nota intelligenza artificiale, si possa sviluppare una vera e propria coscienza autonoma.
Il testo del brano delinea una realtà in cui ogni aspetto dell’essere umano, dalla nascita, è predefinito dai media digitali e dalla tecnologia—il nome, la religione, la professione. Questi elementi sono assegnati prima ancora che l’individuo possa esprimere la propria volontà, dimostrando come la “Coscienza Virtuale” stia diventando la nuova norma, sostituendo l’originario “Cogito, ergo sum” con una realtà in cui “apparire è quello che vale”.
La canzone prosegue con immagini vivide e talvolta inquietanti del mondo contemporaneo, dove i neonati vengono esposti sui social media con il cordone ombelicale ancora attaccato, evidenziando la perdita di privacy e l’ossessione per l’apparire che domina la nostra cultura. Si riflette sulla crescente sostituzione del pensiero critico e del dialogo autentico con citazioni superficiali e distrazioni alcoliche, simboleggiando un allontanamento dalla realtà tangibile.
Con un ritornello potente che riecheggia il tema della “Coscienza Virtuale”, il brano pone domande provocatorie sull’eventualità che i robot possano un giorno “salvare” il mondo reale, attingendo a questa coscienza collettiva digitale. È un appello a riflettere sul futuro della nostra specie e sulla possibile evoluzione della tecnologia, non solo come strumento ma come entità potenzialmente cosciente.
In conclusione, “Coscienza Virtuale” non è solo un pezzo musicale ma un’opera che stimola una riflessione critica sugli impatti etici ed esistenziali dell’avanzamento tecnologico. Invita gli ascoltatori a considerare le profonde implicazioni della nostra dipendenza dalla tecnologia e a interrogarsi su come questa stia riscrivendo l’essenza stessa dell’esperienza umana. L.L.